Il prezzo non è l’unico indicatore: ecco come riconoscere un olio EVO di qualità

Molti hanno l’abitudine di controllare il prezzo per comprare l’olio EVO di qualità, eppure sembrerebbe che questo non sia l’unico dettaglio da tenere bene a mente: di cosa si tratta.

Hai mai sentito parlare di olio extravergine d’oliva come di un elisir di salute, di un ingrediente sacro da mettere in tavola con riverenza? Molti lo fanno, ma pochi sanno davvero cosa si nasconde dietro una bottiglia dal prezzo allettante. Un mondo di miti, etichette ingannevoli e tecnicismi pronto a confondere anche i consumatori più attenti.

donna acquista olio al supermercato
Il prezzo non è l’unico indicatore: ecco come riconoscere un olio EVO di qualità – fitnesschic.it

In un mercato saturo di terminologie accattivanti e promesse sensoriali, capire davvero la qualità di un olio extravergine è più complicato di quanto sembri. Ci sono segnali visivi, profumi evocativi e dettagli che i produttori spesso non sottolineano, ma che possono rivelare molto su ciò che si sta versando nel piatto.

I primi segnali (non quelli che ti aspetti)

Quando osservi una bottiglia per la prima volta, potresti essere tentato di giudicarla dal colore o dalla grafica elegante. Eppure, la tonalità dell’olio non è un indicatore affidabile di qualità: a seconda della varietà di olive e del momento della raccolta, un olio può oscillare dal verde intenso al dorato più delicato senza che questo influenzi davvero le sue qualità organolettiche.

Un altro falso indizio? Le parole ricorrenti come “spremuto a freddo” o “first press”: oggi sono standard tecnologici neutri, non certificazioni di pregio. E mentre molti pensano che l’olio “buono” debba scivolare dolcemente in gola senza alcuna resistenza, la realtà sensoriale è diversa. Un lieve pizzicore alla gola, per esempio, è spesso la firma genuina dei composti bioattivi presenti nell’olio fresco — e non un inconveniente da evitare.

donna con bottiglia di olio in mano al supermercato
I primi segnali (non quelli che ti aspetti) – fitnesschic.it

Solo a metà della lettura ti rendi conto che il prezzo, da solo, racconta poco o niente. Un costo sospettosamente basso può essere un campanello d’allarme, ma non è l’unica prova di inganno. Esistono infatti vere e proprie strategie per mascherare un prodotto mediocre: dall’uso di bottiglie trasparenti, che esporre l’olio alla luce (accellerando l’ossidazione), all’assenza di informazioni sul raccolto.

Un’etichetta ben scritta dovrebbe invece mostrare la data di raccolta, il luogo di provenienza delle olive, e possibilmente informazioni sulla cultivar. Questi sono segnali di trasparenza e tracciabilità, elementi fondamentali per distinguere un vero extravergine da un semplice nome su una bottiglia.

E non fermarti alla parola “extra vergine”: secondo standard internazionali, per definirsi tale l’olio deve rispettare criteri chimici precisi (come un’acidità inferiore allo 0,8 %) e superare test organolettici specifici.

I produttori più sinceri non temono di mostrare certi dettagli: sigilli di certificazione riconosciuti, numeri di lotto, dati analitici, e perfino certificazioni PDO o PGI. Invece, quando un’etichetta si limita a frasi generiche o enfatizza la grafica piuttosto che le informazioni tecniche, potrebbe esserci qualcosa da nascondere.

Insomma, non esiste una bacchetta magica che ti dica “questo è eccellente” con un solo sguardo. Ma armarsi di conoscenza — dall’etichetta alla sensazione al palato — è il vero antidoto contro quel che spesso viene definito “mistero” o, peggio, frode alimentare.

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